Terracina (LT) - 04019
info@mimmoderosa.it

Dizionario… delle parole scomparse lettera B

“Fai come se tutto dipendesse da te, sapendo che tutto dipende da Dio”

Dizionario… delle parole scomparse lettera B

Antica via Appia

Dizionario terracinese… delle parole scomparse

lettera B

Bacìlë/Buacìlë Bacinella fatta, fino a poco tempo, fa di rame o di metallo smaltato, ora di plastica (purtroppo); “a la casa dë nònnëma so ttruatë nu bbeijë bacìlë”.

Bagnapièdë/Bagnapèdë Bagna piede, specie di tinozza di forma ovale, con due manici, fatta, fino a poco tempo fa, di alluminio, di stagno o comunque di lamiera zincata, ora di plastica (purtroppo); “i mammòccë i pò lavà dèntë i bagnapièdë”.

Babbëlònia/Babbëlògna Babilonia, gran confusione, caos incontrollato

Baccajà – da Baccano, discussione accesa; “Aè, la vo fenì, staije sembe a bbaccaijà!

BaccalàBaccanale, troncatura di baccanale; Il baccanale (latino: Bacchanalia) era una festività romana a sfondo propiziatorio. Il nome è di origine romana e deriva da rituali dedicati a Bacco.

BuaccalàBaccalà, merluzzo salato essiccato. Persona sprovveduta. “Stu buaccalà c’àvëtë nën sì!”.

BaciamànëBaciamani. Era un rituale che rientrava nelle cerimonie della Prima Comunione. Il bambino o la bambina che doveva fare la Prima Comunione, la sera precedente la cerimonia, accompagnato dalla madre, si recava a casa dei vari padrini e parenti a baciare loro la mano ed a ricevere il regalo. Con quest’atto di rispetto e sottomissione chiedeva perdono per le mancanze e la loro benedizione. La madre, a sua volta, faceva l’invito ufficiale a partecipare alla cerimonia e al rinfresco e, per qualcuno, anche al pranzo.

BagònghëBasso (e tarchiato), nano; da Bagonghi, celebre nano circense degli anni trenta. È una svalutazione della persona facendo riferimento alla sua bassa statura (ed anche a volte alla sua stazza: basso e largo); si prende in giro o si offende: “Stù bagònghë!” “Si propëta nù bagònghë!”.

BalucànëStrabico.

BëgalìnëMiope, persona che ci vede poco; “che cë vidë tu… si nu bëgalìnë”.

BammànaMammana, levatrice, ostetrica. “T’è fatte da bammana la natura” in “Taracina” di G. Nofi; “…e chessa che ijè… më parë la casa dë la

bbammàna!per intendere che c’è un continuo via vai di persone…

Bancheriòttë – da Banchetto; festino allegro e rumoroso.

BandèllaTestata del letto o stangone laterale. Riparo laterale dei carri. In genere laterale mobile di qualcosa.

BandònaLamiera arrugginita.

BannìtaBandita: antica suddivisione della Macchia; zona bandita alla caccia o al taglio della legna; esclusa dal consorzio civile.

BannìtëBandito, fuorilegge.

BarbarìaBottega del barbiere.

Bascëmarèsë – (dispregiativo) abitanti di Terracina bassa e precisamente tutti quelli che abitavano l’area formata dall’intera via Roma, del viale della Vittoria fino all’Acqua magnesia con esclusione dei pescatori. Fino più di un cinquantennio fa (anni trenta/quaranta del ‘900), non erano considerati Terracinesi a pieno titolo. Altra cosa erano i Marënàrë

BastuncèllëAste fatte con la penna sul quaderno. Insieme ai quadratini e hai cerchietti, erano i primi rudimenti della scrittura, oggi diremmo esercizi di pre-scrittura.

BattëmùrëBattimuro. Gioco dei ragazzi. Si lanciavano, a turno, contro un muro delle monete, una per ciascun giocatore e del medesimo valore, sì che vi battano contro; chi la mandava più vicino al muro era il vincitore e prendeva tutte le monete.

Battòcchijë Batacchio di campana o di una porta di ingresso. Oggi ci sono i campanelli elettrici e anche le campane suonano elettricamente. Era anche una allusione al pene.

BaùijëBaule.

BëntaròlaVentarola, ventola, ventaglio per il fuoco, che produce vento. Nella versione tradizionale era fatta di un’armatura di lamiera stagnata molto sottile, cui era attaccato un manico di legno; sulla lamiera erano infilzate piume d’oca e/o penne di gallina, fermate da punti metallici a formare un ventaglio. Si usava in cucina per ravvivare il fuoco o anche per la bracèra

Bracièra/Bracèra Braciere. Indica sia la brace di carbonella che il suo contenitore. Era per lo più un catino di rame (di lamiera per i più poveri), tondo, largo e a fondo piatto, nel quale si poneva il fuoco di carbonella ed intorno al quale si riuniva la famiglia per scaldarsi nelle serate d’inverno. Era un componente dei beni portati in dote dalla sposa.

Bbëttàlma/Bbëltàlma Buonanima. “la bbëttàlma dë sorëta…

BëttëlàndaPettegola, ma anche mendicante, vagabonda, ma che può essere tradotta anche con pezzente. “Arëtòrnëtënë a càsëta anfècë dë i facènnë la bëttëlànda ammièzzë a la vìja!”.

BëttìnaRecipiente in terracotta per l’olio.

Bobbò – Generica indicazione di dolciume per convincere i bambini a comportarsi in un certo modo… non sempre ci si riusciva dato che il bambino una volta ricevuto labobbò”… tornava a fare come aveva sempre fatto, così riceveva altrabobbò”. Probabilmente era una contrazione del termine Bòne, bòne e cioè, buonissimo.

BracalònëPersona con i calzoni (braghe) calanti o cascanti, ma, in genere era indicazione di persona sciatta, trascurato o trasandato nel vestire, nell’esporre, nell’eseguire. “Nì che si bèijë, vàijë gërènnë accòmë a nu bracalònë…

BiòccaChioccia. Oltre che ad indicare la chioccia, si usava quando, giovando a nascondino, chi doveva cercare gli altri giocatori, si sbagliava ad identificare una persona chiamata, si dicevaTë si sbaijatë… biòcca, si fàttë biòcca!!! Arëccèchëtë! Rëvàijë sòttë nàta vòta!

BiùnzëBotte piccola di misura variabile; a volte si usa come metafora: “si pròpëta accòmë a nu biùnzë sfasciatë!”, oppure: “stàijë addëvëntà accòmë a nu biùnzë!

BrëllòcchëBrillante, diamante. In realtà così venivano chiamati tutti i monili che brillavano.

BucàtaBucato fatto con la varechina e non con la liscivia (un detergente per panni, usato prima della diffusione delle lavatrici e dei moderni detersivi, realizzato trattando con acqua bollente la cenere di legno o di carbone di legna, che contiene grandi quantità di carbonato di sodio e di potassio); indica anche la varechina.

BrëvògnaVergogna. Al plurale “brevògne”, che era una allusione alle parti intime del corpo; “Accàppëtë lë brëvògnë!”; “Lë giuanòttë dë òggë (oppure: dë uèijë) vànnë tuttë cu lë brëvògnë da fora”.

Bruvuatùrë/Brëvatùrë Abbeveratoio per il bestiame. Località all’incrocio tra via Olmata e via dei Volsci che prende il nome dall’abbeveratoio e pubblico lavatoio ivi esistente ed interrato dopo il 1945. “Quandë spònta il solo abbàscë al brëvatùrë, nën më fa lustrë përché…da “Mamma che babbëlogna” di Mimmo De Rosa.

BùcëBuco, foro, accesso, pertugio. Così chiamate anche le porte delle città. “Abbàscë i bùcëè un toponimo della nostra città che designava un piazzale di Terracina alta, vicino a Porta Romana; “La scòla abbàscë i bùcë!”, l’attuale “A.F. Monti” dell’IC “M. Montessori”.

Bùcë Strìttë Buco Stretto, Vicolo dei Sanniti.

BuccënòttëPiccola boccia. Damigianetta spagliata di circa cinque litri di capienza.

BuccionëDamigianetta spagliata di circa dieci litri di capienza.

BuffëttònëPugno sferrato con violenza sul viso del malcapitato.

BulladronëBuon Ladrone. Evangelico, bonario appellativo dei figlioli un “po’ vivaci”.

BurdèllëSchiamazzo, chiasso, confusione.

BurtugàllëArancio/i, arancia/e.

ButtëijònëBottiglione. Per analogia: persona alta e corpulenta.

 

Puoi vedere il video cliccando qui

Puoi andare al canale cliccando su:

Terracina, i terracinesi e il dialetto terracinese… e non solo.

Visita la pagine facebook del canale: https://www.facebook.com/terracinaiterracinesieildialettoterracinese/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *