Il Teatro Romano di Terracina

Il Teatro Romano di Terracina, situato in Piazza Municipio, è un imponente gioiello archeologico riportato alla luce dopo secoli e ufficialmente restituito alla città nel novembre 2023 dopo lunghi restauri. La sua scoperta ha rivelato un patrimonio storico rimasto sigillato dall’abitato medievale per secoli, parzialmente svelato solo dai bombardamenti del 1944.

Caratteristiche Architettoniche e Scoperta

  • Epoca di Costruzione: Risalente agli ultimi decenni dell’età repubblicana, fu successivamente rinnovato con marmi pregiati durante il principato di Augusto.
  • Struttura: L’edificio, di forma semicircolare, presenta una cavea (gradinate) quasi intatta, l’orchestra e la scena.
  • Scavi: Durante le campagne di scavo e restauro, sono emersi reperti unici, tra cui una testa della statua di Giulio Cesare che ne riproduce fedelmente il volto. È stato inoltre rinvenuto un tratto dell’antica via Appia adiacente al teatro, su cui i visitatori possono camminare.

Stato Attuale e Visite

Il teatro è stato sottoposto a un vasto progetto di restauro e valorizzazione, che ha permesso di renderlo nuovamente fruibile. La Fondazione Città di Terracina e la Soprintendenza collaborano per offrire visite guidate e “Narrazioni storico-archeologiche”. L’area è stata messa in sicurezza e valorizzata per permettere l’accesso del pubblico.

Il Teatro Romano di Terracina, uno dei teatri romani meglio conservati del Lazio, risale agli ultimi decenni dell’età repubblicana (I secolo a.C.), con interventi successivi in epoca augustea. La sua storia è caratterizzata da un lungo periodo di oblio sotto l’abitato medievale e una recente riscoperta che lo ha riportato all’attenzione pubblica.

Epoca di Costruzione e Utilizzo

  • Origini Repubblicane: La costruzione iniziale risale al periodo di Silla, nel I secolo a.C., in un’epoca in cui Terracina (l’antica Tarracina o Anxur) era un’importante città portuale frequentata anche da esponenti della famiglia imperiale.
  • Restauri Augustei: L’edificio fu oggetto di importanti rinnovamenti e abbellimenti in marmo durante il principato di Augusto, come dimostrano le iscrizioni e i reperti rinvenuti.

Scoperta e Valorizzazione

  • Oblio: Per secoli, la struttura del teatro rimase nascosta e inglobata nel tessuto urbano medievale di Piazza Municipio.
  • Riemersione: Gran parte del teatro riemerse inaspettatamente dal sottosuolo a seguito dei bombardamenti che colpirono la città nel settembre 1943 e nel 1944.
  • Scavi e Restauro: A partire dai primi anni 2000 sono state condotte diverse campagne di ricerca e scavo, culminate in un vasto progetto di restauro e valorizzazione finanziato dal Ministero della Cultura.
  • Reperti: Gli scavi hanno portato alla luce reperti eccezionali, tra cui una testa di statua che riproduceva il volto di Giulio Cesare e un tratto dell’antica via Appia.
  • Riapertura: Il teatro restaurato è stato ufficialmente restituito alla città con una cerimonia di inaugurazione l’11 novembre 2023, diventando un punto focale per eventi culturali e visite guidate.

Il Teatro Romano di Terracina, risalente alla fine del I secolo a.C., rappresenta uno dei complessi archeologici più rilevanti del Lazio per stato di conservazione e continuità urbanistica.

Caratteristiche Architettoniche e Struttura

  • La Cavea: La struttura è quasi interamente originale e poteva ospitare circa 4.000 spettatori. I blocchi calcarei che formano le gradinate sono quelli di 2.000 anni fa, rimasti protetti per secoli sotto le fondamenta degli edifici medievali.
  • Il Piano dell’Orchestra: Gli scavi hanno riportato alla luce il pavimento originale dell’orchestra e parte del quadriportico retrostante la scena.
  • Il Contesto Urbano: Il teatro era il fulcro del Foro Emiliano (attuale Piazza Municipio), integrato perfettamente con il decumano della via Appia. Incredibilmente, un tratto del basolato dell’antica via Appia attraversa l’area archeologica, permettendo oggi ai visitatori di camminarvi sopra.

La Riscoperta e il “Giulio Cesare”

Il teatro fu parzialmente svelato dai bombardamenti alleati del 1943-1944, che distrussero gli edifici che lo avevano inglobato nel Medioevo.
Durante i recenti scavi di restauro, è stato rinvenuto un reperto di eccezionale valore: il ritratto di Giulio Cesare. Si tratta di una testa marmorea che riproduce con estremo realismo i tratti del dittatore, rendendo questa scoperta una delle più significative dell’archeologia moderna a livello internazionale.

Il Tempio di Giove Anxur: Simbolo di Terracina e Sentinella sul Tirreno

Il Tempio di Giove Anxur è un imponente santuario romano costruito tra il II e il I secolo a.C. sulla vetta del Monte Sant’Angelo a Terracina.

Le sue caratteristiche principali includono:

  • Funzione: Era un complesso con duplice funzione: un luogo sacro dedicato probabilmente a Iuppiter Anxur (Giove fanciullo) e un avamposto militare strategico per il controllo della via Appia e della pianura circostante.
  • Architettura: La struttura è celebre per le sue dodici grandi arcate (sostruzioni) in opera incerta che sorreggono la terrazza superiore, visibili anche da grande distanza. Il complesso comprendeva un tempio maggiore, un tempio più piccolo con affreschi e una cinta muraria difensiva.
  • Posizione: Situato a circa 227 metri di altezza, domina la città di Terracina e offre una vista panoramica che spazia fino al Circeo e alle isole Pontine.
  • Status attuale: Oggi è classificato come Monumento Naturale e gestito come sito archeologico visitabile.

 

Il Tempio di Giove Anxur, situato sulla sommità del Monte Sant’Angelo a Terracina, rappresenta uno dei massimi esempi di architettura scenografica tardo-repubblicana romana. Edificato prevalentemente tra il II e il I secolo a.C., il santuario domina la costa tirrenica, offrendo una vista che spazia dal Circeo alle Isole Ponziane.

Storia e Origini

Il nome “Anxur” deriva dall’antico toponimo volsco della città. Sebbene tradizionalmente attribuito a Giove fanciullo (Iuppiter Anxur), protettore della città, recenti ipotesi suggeriscono che il complesso potesse essere dedicato a Venere Obsequens, data la presenza di un tempio minore e il ritrovamento di ex-voto legati alla dea.

Durante l’epoca di Silla (I secolo a.C.), il sito fu trasformato in un imponente complesso fortificato, includendo un campo trincerato per controllare il passaggio strategico della Via Appia. Con la caduta dell’Impero, il santuario fu distrutto da un incendio nel V secolo e successivamente occupato da un monastero benedettino dedicato a San Michele Arcangelo nel Medioevo.

La costruzione del santuario, noto anche come Santuario di Monte Sant’Angelo, risale al periodo tra il II e il I secolo a.C.. Nonostante la tradizionale attribuzione a Giove Anxur (appellativo che indicava il dio come fanciullo), non esistono prove certe che fosse dedicato specificamente a lui. L’intero complesso fungeva sia da luogo di culto che da struttura difensiva, grazie alla sua posizione strategica.

Il tempio principale era pseudo-periptero, con colonne frontali in pietra locale e un nucleo in calcestruzzo romano, rivestito originariamente in opus incertum. Del tempio maggiore oggi rimane principalmente il basamento. Una delle caratteristiche più famose del sito è la grande terrazza monumentale ad arcate (il criptoportico) che poggia sulle fondamenta e si affaccia sul mare, offrendo un panorama spettacolare.

Oltre al tempio principale, l’area archeologica include:

  • Un “tempietto di Antis”.
  • La sede dell’oracolo.
  • Un campo trincerato e altre strutture votive.

 

Architettura e Struttura

Il complesso si articola su diverse terrazze artificiali scavate nella roccia calcarea:

  • Il Tempio Maggiore: Era una struttura pseudo-periptera esastila (sei colonne sul fronte) posta su un alto podio di 18,70 x 32,58 metri. Oggi rimane visibile principalmente il basamento.
  • Il Criptoportico: L’elemento più iconico è il possente basamento ad arcate (substruzioni) che regge la terrazza principale. Le dodici grandi arcate in opus incertum sono collegate internamente da una galleria un tempo utilizzata per scopi logistici e militari.
  • L’Antro dell’Oracolo: Una fenditura naturale della roccia, situata accanto al tempio, dove si ritiene venissero consultati i responsi divini.

 

Il Tempio di Giove Anxur è un’imponente area archeologica e un monumento naturale situato sulla sommità del Monte Sant’Angelo, a Terracina. Questo sito, simbolo indiscusso della città, offre una combinazione unica di storia antica e bellezze paesaggistiche mozzafiato, dominando l’intero Golfo di Gaeta fino al Circeo e alle isole Pontine.

La Visita e il Panorama

Il sito merita una visita non solo per il suo interesse archeologico, ma soprattutto per la vista panoramica a 360 gradi che offre sul Mar Tirreno. È una location rinomata per la fotografia e per godere della bellezza del paesaggio circostante.

 

Papa Urbano II eletto a Terracina

Urbano II, nato Eudes detto Ottone de Lagery o de Châtillon o dei conti di Châtillon (Châtillon-sur-Marne, 1040 circa – Roma, 29 luglio 1099), è stato il 159º papa della Chiesa cattolica dal 1088 alla sua morte. Nel 1095 convocò la prima crociata.

Biografia

Monaco benedettino

Nato intorno al 1040 dalla nobile famiglia francese de Châtillon, a Lagery (nei pressi di Châtillon-sur-Marne), venne educato nelle scuole ecclesiastiche. Si fece monaco benedettino. Studiò a Reims, dove successivamente divenne arcidiacono, sotto la guida del tedesco Bruno di Colonia, suo maestro ed amico.

Sotto l’influenza di Bruno, nel 1067 lasciò l’incarico ed entrò nell’Abbazia di Cluny dove divenne priore (carica seconda soltanto a quella dell’abate). Nel 1077 fu tra gli accompagnatori dell’abate di Cluny a Canossa presso papa Gregorio VII. Fu trattenuto dal pontefice, che infatti lo creò cardinale vescovo di Ostia e Velletri, succedendo a Pier Damiani (1078). Nel 1085 fu nominato legato pontificio per la Germania per mediare nella controversia tra la Santa Sede e l’imperatore Enrico IV. In Germania Ottone si adoperò efficacemente a sostegno delle riforme gregoriane.

Il pontificato

L’elezione al Soglio

Ottone fu tra i pochi che Gregorio indicò come suoi possibili successori al Soglio di Pietro. Alla morte di Gregorio VII venne eletto però Desiderio, abate di Montecassino, che prese il nome di Vittore III. Il suo pontificato durò poco e fu molto difficile, in quanto il suo potere era usurpato a Roma dall’antipapa Clemente III, sostenuto dall’imperatore. Dopo sedici mesi, il 16 settembre 1087 Vittore III morì.

L’elezione papale del 1088 si svolse il 12 marzo a Terracina, a seguito della morte del papa Vittorio III e scelse come suo successore il cardinale Ottone di Lagery, che assunse il nome di Urbano II.

Svolgimento

Papa Vittorio III morì il 16 settembre 1087 a Montecassino. Poco prima della sua morte raccomandò l’elezione del cardinale Ottone di Lagery come suo successore. Roma era, in quel momento, sotto il controllo dell’antipapa Clemente III, che era sostenuto dall’imperatore Enrico IV, e difficilmente sarebbe stata recuperata in breve tempo. In questa situazione i cardinali fedeli a Vittorio III si riunirono il 9 marzo 1088 a Terracina, sotto la protezione dell’esercito normanno, per eleggere il nuovo pontefice.

Oltre ai cardinali vescovi, che erano i soli a poter eleggere il papa, all’assemblea elettorale, riuniti nella cattedrale dei Santi Pietro e Cesareo erano presenti anche i rappresentanti degli ordini inferiori dei cardinali, oltre a quaranta fra vescovi e abati, nonché Benedetto, il prefetto di Roma, e la contessa Matilde di Canossa.

Per l’occasione fu ammesso anche il voto per delega. Così:

  • il clero di Roma fu rappresentato da Giovanni, vescovo di Labico-Tuscolo;
  • i cardinali diaconi furono rappresentati da Oderisio, abate di Montecassino;
  • gli altri cardinali furono rappresentati da Raniero di Bleda
  • il popolo di Roma fu rappresentato da Benedetto, praefectus urbis.

Dopo gli usuali tre giorni di digiuno e preghiera l’assemblea si riunì il 12 marzo, una domenica. Il cardinale protodiacono, Pietro Igneo, vescovo di Albano, propose l’elezione di Ottone di Lagery, secondo le intenzioni del defunto Vittorio III. Ottone accettò l’elezione e prese il nome di Urbano II. L’elezione venne annunciata pubblicamente dal cardinale di Albano, Pietro Igneo. Nello stesso giorno il nuovo papa venne consacrato e venne celebrata la messa di incoronazione. Urbano II poté sedere sul Soglio pontificio non prima del novembre 1088.

Il 12 marzo 1088 un conclave di ridotte dimensioni, con circa 40 tra cardinali ed altri prelati, tenutosi a Terracina, elesse papa Ottone, che assunse il nome di Urbano II. Il nuovo papa dovette rimanere a Terracina fino all’anno dopo, quando riuscì ad entrare a Roma insediandosi presso la fortezza dei Pierleoni sull’Isola Tiberina. Clemente III occupava ancora i centri nevralgici della Chiesa romana. In aprile Urbano II convocò un concilio. Il 30 giugno riuscì a guadagnare posizioni: quel giorno fece allontanare dall’Urbe il governatore, nominato dall’imperatore.

Finalmente, il 3 luglio 1089 entrò in San Pietro, mentre l’antipapa Clemente III fuggì a Tivoli.

Governo della Chiesa

Urbano II proseguì ed attuò la riforma di papa Gregorio VII con grande determinazione, mostrando anche grande flessibilità e finezza diplomatica. Fu per questo sempre in movimento e in una serie di sinodi ben presieduti, che si svolsero a Roma, Amalfi, Benevento e Troia, vennero appoggiate le sue rinnovate dichiarazioni contro la simonia e l’investitura laica e a favore del celibato ecclesiastico e della reiterata opposizione all’imperatore Enrico IV. Nel 1089 effettuò il primo dei suoi viaggi papali nell’Italia meridionale. In settembre riunì a Melfi un Concilio (Concilio di Melfi III, 10-17 settembre), cui parteciparono 70 vescovi, emanando sedici importanti canoni per condannare la simonia, proibire le investiture laiche, ordinare il celibato ai chierici e riformare la disciplina monastica. Dopo Melfi passò per Matera giungendo a Bari per consacrare la basilica di San Nicola e riporvi le reliquie portate dall’Oriente.

Nel 1090 tornò in Italia meridionale. Il viaggio iniziò in primavera e terminò oltre un anno e mezzo dopo, alla fine del 1091[4]. Il papa visitò Sessa, Salerno, Capua, Benevento, Mileto. Ripassò dalle stesse città nel viaggio di ritorno. Mentre Urbano II era lontano da Roma, l’antipapa Clemente III riprese possesso della città, contando sul fatto che a Roma era rimasta una forte fazione che lo sosteneva. Esule involontario, il papa partì per un terzo viaggio che si svolse tra la primavera del 1092 e il tardo autunno del 1093. Giunto nel Napoletano, volle far visita all’abate Pietro I Pappacarbone (oggi santo), che aveva conosciuto all’Abbazia di Cluny. Visitò l’Abbazia della Santissima Trinità de La Cava e ne consacrò la basilica.

Nel novembre del 1093 Urbano II tornò a Roma, ospite dei Frangipane e nel 1094 ristabilì la sovranità papale sulla città impossessandosi del Palazzo del Laterano. L’antipapa Clemente III lasciò definitivamente l’Urbe.

L’autorità papale durante la lotta per le investiture con il Sacro Romano Impero venne ribadita durante il lungo viaggio che, dal marzo 1095 alla fine di novembre dello stesso anno, vide Urbano II impegnato dapprima in nord Italia e poi in Francia. Più nel dettaglio, dopo aver partecipato al concilio di Piacenza, si diresse dapprima a Cremona per riconoscere Corrado di Lorena come legittimo erede di Enrico IV; di qui, passò per Milano (che già faceva parte di una sorta di Lega Lombarda in funzione anti-imperiale), consacrò alcune chiese nei dintorni di Como (la basilica di Sant’Abbondio, la chiesa di Santa Maria in Nullate a Vergosa e, secondo la tradizione, anche la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Nesso); passando nuovamente per Milano, si diresse verso Asti, Genova e Savona, dove s’imbarcò alla volta della Camargue; toccata nuovamente terra, si diresse verso nord alla volta di Avignone, Valence, Lione e, dopo una deviazione per Cluny passando per Mâcon, la destinazione finale: Clermont-Ferrand, ove si tenne l’omonimo concilio.

Relazioni con i monarchi cristiani

In accordo con quest’ultima politica, venne promosso il matrimonio della contessa Matilde di Toscana con Guelfo di Baviera; il principe Corrado di Lorena venne aiutato nella sua ribellione contro il padre e incoronato Re dei Romani a Milano nel 1093, e l’imperatrice (Adelaide o Prassede) venne incoraggiata nelle sue accuse contro il marito. In una lotta protratta contro Filippo I di Francia, da lui scomunicato, Urbano II riuscì infine vittorioso.

Relazioni con i cristiani d’oriente: l’appello di Clermont

Nel 1095 tenne a Clermont un concilio: qui Urbano II invocò il soccorso armato dell’Occidente in favore di Costantinopoli contro l’invasione selgiuchide, dopo avere ricevuto richiesta in tal senso dall’imperatore Alessio I Comneno; lo persuase ad accettare di unire la chiesa Ortodossa a quella Latina e ad accettare la supremazia della seconda. La risposta all’appello del papa si diffuse in Europa e trovò grande seguito. Ebbe così inizio una spedizione militare in oriente di circa 10.000 uomini che viene oggi chiamata prima crociata; questa fu sostenuta e capeggiata dal sovrano franco Goffredo di Buglione, accompagnato dal fratello Baldovino.

La ricristianizzazione della Sicilia

Il suo alleato nella Contea di Sicilia era il Gran Conte normanno Ruggero I. Nel 1097 Urbano conferì a Ruggero prerogative straordinarie, alcuni degli stessi diritti che venivano negati ai sovrani temporali in altre parti d’Europa. Ruggero era libero di nominare vescovi (“investitura laica”), libero di raccogliere le rendite della Chiesa e di inoltrarle al papato (una posizione sempre lucrativa), libero di avere voce nel giudizio di questioni ecclesiastiche. Nella ricristianizzazione della Sicilia si dovettero fondare nuove diocesi, nonché fissare i loro confini, e nominare una nuova gerarchia ecclesiastica dopo secoli di dominazione musulmana. Ruggero I favorì la politica di ripopolamento dell’isola, con genti di origine franco-provenzale, bretone, normanna e con numerosi coloni provenienti dalle regioni settentrionali della penisola, come testimoniano i numerosi dialetti di origine galloitalica presenti nelle zone interne della Sicilia. Questo processo migratorio proseguì per tutto il periodo medievale. Di rilievo, con il matrimonio con l’aleramica Adelasia del Vasto, un copioso afflusso di genti provenienti dall’Italia settentrionale.

Concistori per la creazione di nuovi cardinali

Papa Urbano II durante il suo pontificato ha creato 71 cardinali nel corso di 10 distinti concistori.

Beatificazione

Papa Urbano II venne beatificato da papa Leone XIII il 14 luglio 1881, esaudendo la richiesta dell’arcivescovo di Reims, Benoît-Marie Langénieux. La sua memoria liturgica è stata fissata per il 29 luglio.

Recita così il martirologio romano:

«29 luglio – A Roma presso san Pietro, beato Urbano II, papa, che difese la libertà della Chiesa dall’assalto di poteri secolari, combatté la simonia e la corruzione del clero e nel Concilio di Clermont-Ferrand esortò i soldati cristiani a liberare, segnati con la croce, i fratelli oppressi dagli infedeli e il Sepolcro del Signore.»

(fonte: internet)

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Servio Sulpicio Galba Imperatore nato a Terracina

Servio Sulpicio Galba, nato vicino a Terracina il 24 dicembre del 3 a.C., fu il sesto imperatore romano e il primo a regnare durante il turbolento “anno dei quattro imperatori” (68-69 d.C.).

Servio Galba Cesare Augusto, nato Servio Sulpicio Galba e meglio conosciuto semplicemente come Galba, (in latino Servius Galba Caesar Augustus; Terracina, 24 dicembre 3 a.C. – Roma, 15 gennaio 69) è stato un imperatore romano.

Percorse l’intero cursus honorum fino al consolato e agli incarichi di governatore in Germania superiore, Africa proconsolare e nella Hispania Tarraconensis; sostenne la rivolta di Giulio Vindice e, alla morte sia di quest’ultimo che di Nerone ascese al trono, primo a regnare durante l’Anno dei quattro imperatori. Dopo appena sette mesi di governo il 15 gennaio del 69 fu deposto e assassinato dai pretoriani, che nominarono imperatore Otone.

Origini familiari e giovinezza

Servio Sulpicio Galba nacque il 3 a.C. a Terracina da Gaio Sulpicio Galba e Mummia Acaica, entrambi discendenti da famiglie di antica nobiltà. Dal lato paterno, infatti, era erede dell’antica Gens Sulpicia, di cui occorre ricordare il console Servio Sulpicio Galba, uno dei più grandi oratori del tempo e il pretore Servio Sulpicio Galba, uno dei cesaricidi.

Il figlio di quest’ultimo, Servio Sulpicio Galba, nonno dell’imperatore, fu più insigne per gli studi di storia che per gli uffici conseguiti, non essendo andato oltre il grado di pretore. Il di lui figlio, Gaio Sulpicio Galba, fu un avvocato assai stimato, sebbene fosse assai basso, gobbo e di scarsa facondia, e divenne consul suffectus nel 5 a.C.

Si sposò due volte: dalla prima moglie, Mummia Acaica, pronipote di Lucio Mummio Acaico, conquistatore di Corinto, ebbe due figli (Gaio e appunto Servio), mentre non sono noti altri eredi dalla seconda, Livia Ocellina. A seguito della morte della madre, Servio fu adottato dalla matrigna, prese il nome gentilizio di Livio e il cognome di Ocella, mutando il prenome da Servio a Lucio.

Origini e ascesa

Galba apparteneva alla nobile e ricchissima gens Sulpicia. La sua famiglia possedeva una villa situata tra Terracina e Fondi, dove l’imperatore amava ritirarsi.

  • Carriera militare e politica: Prima di diventare imperatore, percorse l’intero cursus honorum. Fu console nel 33 d.C. e governatore in Germania Superiore, Africa proconsolare e, infine, nella Spagna Tarraconense sotto Nerone.
  • Il favore imperiale: Godette della stima di Augusto e Tiberio, e fu particolarmente protetto dall’imperatrice Livia.

L’elezione a Imperatore 

Nel 68 d.C., Galba aderì alla rivolta di Giulio Vindice contro la tirannia di Nerone. Dopo il suicidio di quest’ultimo, Galba fu riconosciuto dal Senato e marciò su Roma, diventando imperatore all’età di 70 anni.

Il breve regno (68-69 d.C.)

Il suo governo durò solo sette mesi ed è ricordato per la sua estrema severità e avarizia:

  • Austerità: Cercò di risanare le finanze pubbliche svuotate da Nerone revocando donativi e tagliando le spese, mossa che lo rese odiato dal popolo e dai soldati.
  • Mancata ricompensa: Si rifiutò di pagare il consueto “donativo” (bonus in denaro) ai pretoriani, dichiarando che lui “arruolava soldati, non li comprava”.

La caduta e la morte

L’insoddisfazione portò rapidamente a congiure. Quando Galba scelse Lucio Calpurnio Pisone come suo successore, escluse Otone, che si aspettava la nomina.

  • L’assassinio: Il 15 gennaio del 69 d.C., i pretoriani si ribellarono e acclamarono Otone. Galba fu intercettato nel Foro Romano presso il lago Curzio e brutalmente ucciso.
  • La fine: La sua testa mozzata fu esposta dai soldati come trofeo prima di ricevere degna sepoltura nei suoi giardini privati.

Ancora oggi a Terracina sono visibili i resti della Villa di Galba, a testimonianza del profondo legame dell’imperatore con la sua terra d’origine.

Pisco Montano di Terracina

Il Pisco Montano è uno dei monumenti naturali e storici più iconici di Terracina, celebre soprattutto per l’imponente opera ingegneristica romana che lo caratterizza.
Il Taglio di Traiano
In origine, la rupe del Pisco Montano scendeva a strapiombo fino al mare, impedendo il passaggio diretto lungo la costa. Chi percorreva la via Appia era costretto a una deviazione faticosa, risalendo il monte per circa 147 metri.
Intorno al 109-112 d.C., l’imperatore Traiano ordinò il taglio della rupe per permettere alla variante della via Appia (la Via Appia Traianea) di scorrere lungo il mare. Questa operazione titanica portò alla rimozione di oltre 13.000 metri cubi di roccia.
  • Numeri romani: Sulla parete verticale sono ancora visibili i segni del progresso dello scavo, indicati con numeri romani (da CXX a VI) che segnavano l’altezza raggiunta, per un totale di circa 38 metri (120 piedi romani).
Confine e Dogana
In epoca post-classica, il Pisco Montano assunse un’importanza strategica fondamentale:
  • Porta Napoletana: Ai piedi della rupe fu costruita una porta fortificata, nota come Porta Napoletana o Porta Napoli.
  • Dogana: Per secoli, questo punto segnò il confine fisico e politico tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie), fungendo da dogana e posto di controllo.
Leggende e Curiosità
  • Il rifugio dei briganti: La zona era nota per essere turbolenta e frequentata da briganti. Una leggenda locale narra che la rupe nascondesse il rifugio del brigante Giuseppe Strilli.
  • Usi moderni: Fino a tempi relativamente recenti, all’interno di una cavità naturale della rupe era presente una piccola abitazione, un tempo utilizzata come bottega di souvenir.
Oggi il Pisco Montano è un simbolo della città e parte integrante dell’area del Tempio di Giove Anxur.

Breve storia della città di Terracina

La storia di Terracina è un affascinante intreccio di miti antichi, ingegneria romana e riforme papali, favorita dalla sua posizione strategica tra mare e monti lungo la Via Appia.
Origini e Periodo Romano
  • Epoca Volsca e Conquista: Anticamente nota come Anxur, la città fu una roccaforte dei Volsci prima di essere definitivamente conquistata dai Romani nel IV secolo a.C.. Nel 329 a.C. divenne una colonia romana.
  • L’Età d’Oro: Sotto Roma, Terracina divenne un centro cruciale grazie alla costruzione della Via Appia (312 a.C.) e del porto. In epoca sillana (I secolo a.C.) fu eretto il monumentale Tempio di Giove Anxur sul Monte Sant’Angelo, ancora oggi simbolo della città.
  • Espansione Imperiale: Con l’imperatore Traiano, il taglio della rupe del Pisco Montano permise il passaggio della via Appia lungo la costa, favorendo lo sviluppo della “città bassa” con terme, un anfiteatro e un nuovo foro.
Il Medioevo e lo Stato Pontificio
  • Città di Confine: Dopo la caduta dell’Impero Romano, Terracina fu contesa tra il Ducato di Napoli e lo Stato Pontificio, divenendo un avamposto militare contro le incursioni saracene.
  • Eventi Storici: Nel 1088, la Cattedrale di San Cesareo ospitò il primo conclave fuori Roma, che elesse Papa Urbano II. In questo periodo, la città fu governata da potenti famiglie come i Frangipane e gli Annibaldi.
  • Il Declino: Tra il XIV e il XVII secolo, la malaria e l’abbandono delle zone paludose portarono a una drastica diminuzione della popolazione nella città bassa.
Rinascita e Modernità
  • La Bonifica di Pio VI: Nel XVIII secolo, Papa Pio VI avviò un massiccio progetto di bonifica delle Paludi Pontine. Fondò il Borgo Pio (la marina), rilanciando l’economia e l’urbanistica della città.
  • Unità d’Italia e Oggi: Dopo l’annessione al Regno d’Italia (1870), Terracina ha continuato a svilupparsi come importante centro agricolo e turistico. Oggi è celebre per le sue spiagge “Bandiera Blu” e per la conservazione del suo patrimonio storico, dal centro medievale alle rovine romane.

 

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